Finalmente l’Expo fu. Due giorni sul lago e 57 paesi per nutrire il pianeta
I bambini potranno istruirsi. Tra le bandiere che da oggi al 2015 impaveseranno il centro di Milano ce ne saranno di rare davvero, mai viste dai più. Per esempio, quella azzurra con un disco giallo disposto nel campo secondo le regole della sezione aurea appartiene alla Repubblica di Palau, un’isola stato nell’oceano Pacifico. Mentre quella verde con la falce di luna coricata e la stella gialle è l’emblema della Mauritania.
22 AGO 20

La cerimonia delle bandiere sarà l’avvio di un programma di tre giorni che, introdotto da visite guidate e tavole rotonde, troverà la sua ragione d’essere in un convegno di due giorni, oggi e domani, . Per la prima volta sono venuti in Italia a informarsi dei dettagli del progetto, a confrontarsi, a scambiarsi idee e punti di vista, i delegati dei paesi che hanno finora aderito all’invito di partecipare all’Expo Milano 2015. Giovedì sera, quando gli ospiti si congederanno con l’impegno di tornare tra un anno per verificare lo stato di avanzamento dei progetti, l’Expo milanese sarà finalmente partita.
I ritardi, i dubbi, le polemiche, i contrasti perfino, non saranno certo finiti. Una forte dose di litigiosità e di insicurezza sembrano doti essenziali per le esposizioni universali. Già la prima, quella di Londra del 1851, che pure non doveva competere né confrontarsi con alcuna altra, non avrebbe mai visto il giorno, se un giardiniere geniale e un principe consorte cocciuto non avessero realizzato all’ultimo momento il celebre palazzo di cristallo. Anche a Milano sarà così, anche se gli dei ex machina saranno in questo caso proprio la distanza dei punti di vista e la disparità delle esperienze in materia di alimentazione di paesi con storie ed economie così diverse come la Sierra Leone e la Germania o il Mali e la Svizzera. Fino a oggi i paesi che hanno aderito sono cinquantasette. Ma c’è ancora tempo, non è ancora il caso di notare le assenze, anche se queste sono vistose, non è ancora il momento di chiedersi il perché.
Come non è il caso di stupirsi se il paese più pronto a rispondere sia stata la Svizzera. Il suo cantone più meridionale, il Ticino, potrà per contiguità geografica godere infatti direttamente di quei vantaggi economici indotti che fin dalle origini sono tra gli effetti più graditi e ricercati delle esposizioni universali. Ma oltre al sacrosanto calcolo della convenienza, ci piace pensare che a suscitare l’entusiasmo e la pronta risposta della Svizzera sia stato il buon ricordo di un’esperienza passata. Alla grande e fortunata esposizione universale di Milano del 1906 il padiglione della Svizzera era davvero grandioso e il presidente di quella Repubblica fu festeggiato quanto se non di più dello stesso sovrano d’Italia. Fu quell’esposizione lontana quasi un’impresa congiunta tra i due paesi. Celebrava il successo di una grande impresa italo-svizzera, il traforo del Sempione.